domenica 17 febbraio 2008
Report: guai giudiziari per chi collabora extra-RAI
Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'.
Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso.
Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.
Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art. 170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato:
"Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie") e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).
L'inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003. Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte. Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.
Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.
All'atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo. La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4). E questo per un'inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.*
*(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva (5), dove è sancita la sollevazione dell'editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l'accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giustificabile l'operato della RAI in questi casi).
Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l'impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un'inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.
Ma al peggio non c'è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E' un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: "La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell'eventuale accoglimento della domanda posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima".(6).
Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell'incredulità.
Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all'evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che "la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio... è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso... Finirà tutto in nulla."(7).
Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell'atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell'atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8).
Non mi dilungo. All'epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un'inchiesta da me firmata sull'emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l'unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste 'coraggiose'. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.
Così la mia voce d'inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.
Ecco come funziona la vera "scomparsa dei fatti", quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli 'editti bulgari', i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.
Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.
Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l'energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.
In ultimo. E' assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d'allarme, e ciò non sarà piacevole per me.
Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.
Grazie di avermi letto.
Paolo Barnard
Note:
1. Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2. Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3. Nel volume "Le inchieste di Report" (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: "...alle nostre spalle non c'è un'azienda che ci tuteli dalle cause civili". Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell'Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.
4. Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo-R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: "Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l'Illustrissimo Tribunale adìto voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria...".
5. Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: "Lei in qualità di avente diritto... esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria".
6. Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.
7. Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8. Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: "la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005...". (si veda nota 4).
sabato 16 febbraio 2008
Presentare una lista? Non troppo semplice!
CALENDARIO DEI PRINCIPALI ADEMPIMENTI
Il 28 febbraio 2008 affissione, in tutti i comuni, del manifesto con il quale il sindaco porta a conoscenza degli elettori la data in cui si terranno le elezioni politiche.
Dal 29 febbraio 2008 al 2 marzo 2008 i partiti o gruppi politici che intendono partecipare alle elezioni depositano presso il ministero dell’Interno il contrassegno con il quale intendono contraddistinguere la loro lista all’elezione della Camera, all’elezione del Senato, nella circoscrizione Estero della Camera e nella circoscrizione Estero del Senato. Gli orari sono stabiliti dalla legge; essi sono tassativi e sono i seguenti: il 29 febbraio e 1 marzo 2008, dalle ore 8 alle ore 20; il 2 marzo 2008 dalle ore 8 alle ore 16.
Entro il 4 marzo 2008 (secondo giorno successivo alla scadenza del termine di deposito dei contrassegni) il ministero dell’Interno restituisce ai depositanti, al loro domicilio eletto in Roma, un esemplare del contrassegno da loro presentato con l’attestazione che il deposito medesimo è regolare. Qualora un contrassegno non sia conforme alle disposizioni di legge, il ministero assegna al depositante un termine di altre 48 ore dalla comunicazione per regolarizzare il contrassegno.
Il 9 e 10 marzo 2008 i partiti o gruppi politici che intendono partecipare alle elezioni depositano presso gli Uffici centrali circoscrizionali per l’elezione della Camera (sono 27 e vengono costituiti presso la Corte d’appello o il Tribunale del capoluogo della circoscrizione elettorale), presso gli Uffici elettorali regionali per l’elezione del Senato (sono 20 e vengono costituiti presso la Corte d’appello o il Tribunale del capoluogo della regione) e presso l’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero costituito presso la Corte d’appello di Roma le liste dei candidati relative a ciascuna circoscrizione o regione. Particolari modalità sono in vigore per la Valle d’Aosta (Camera e Senato) e per il Trentino Alto Adige (Senato). Gli orari in cui si depositano le liste dei candidati sono stabiliti dalla legge; essi sono tassativi e sono i seguenti: dalle ore 8 alle ore 20 del 9 e 10 marzo 2008.
Entro l’11 marzo 2008 (giorno successivo alla scadenza del termine di presentazione delle liste), gli uffici esaminano la documentazione relativa alle liste dei candidati presentate e concludono in giornata le loro operazioni, salvo riunirsi il giorno dopo per deliberare in merito a correzioni formali o nuovi documenti.
Entro il 29 marzo 2008, i sindaci affiggono il manifesto con le liste dei candidati della circoscrizione relativa all’elezione della Camera e quelle della regione relativa all’elezione del Senato. Prima che i partiti/gruppi politici possano procedere alla presentazione delle candidature alle varie elezioni è necessario che acquisiscano il certificato che attesti che i sottoscrittori/presentatori delle liste medesime sono elettori. In mancanza la sottoscrizione non sarà ritenuta valida ed il nominativo/i verrà cancellato dall'elenco. Il certificato di iscrizione nelle Liste Elettorali deve essere acquisito anche per i candidati delle liste (uno per ogni accettazione di candidatura). Il numero di iscrizione nelle Liste Elettorali o, il certificato di iscrizione è obbligatorio anche per i sottoscrittori delle proposte di legge di origine popolare o delle richieste di referendum.
Il modello di presentazione/sottoscrizione delle liste dei candidati o proposte di legge/referendum, debitamente compilato e completo di autentica delle firme dovrà essere prodotto al servizio elettorale, che lo restituirà entro 24 ore, completo di certificazioni di iscrizione nelle liste elettorali individuali o collettive o, nei casi previsti, dell'annotazione a fianco di ciascun nominativo del numero corrispondente di iscrizione nelle liste.
Per le accettazioni delle candidature è sufficiente l'elenco degli interessati con cognome nome, data e luogo di nascita. In relazione al numero rilevante di sottoscrizioni necessarie sia per la presentazione delle candidature che delle propose di legge/referendum, per evidenti ragioni organizzative si suggerisce di inoltrare le richieste di certificati per quantità frazionate, senza attendere il completamento della raccolta delle firme. I certificati elettorali sono gratuiti.
Per ulteriori informazioni è sufficiente andare presso l'ufficio elettorale della Prefettura di competenza e richiedere GRATUITAMENTE una copia dell'opuscolo sulle leggi elettorali per le elezioni.